Biografia

Pittore, scenografo, decoratore, amante tanto dell’arte figurativa quanto della musica e del teatro, uomo di semplice e profonda spiritualità, fortemente legato alla sua terra, la provincia di Varese tra le Alpi e la pianura: questo è stato Piero Landoni, personalità artistica “riscoperta” solo nell’ultimo decennio grazie alle indagini sugli autori “minori” condotta dall’Università Cattolica del sacro Cuore di Milano; autore poco conosciuto, ma fondamentale per ricostruire la complessità delle esperienze pittoriche del XX secolo.

Piero Landoni
nacque il 29 giugno 1905 a Gorla Minore, paese nei dintorni di Varese. Nonostante gli studi tecnici presso il Collegio Rotondi di Gorla, sin dalla giovane età si interessò all’arte, alla musica e alla letteratura; Piero ereditò inoltre la passione per la pittura dal padre Luigi, che gestiva con successo una ditta di imbiancature e decorazioni artistiche, tanto che iniziò a dipingere a quindici anni e organizzò, già all’età di 19 anni, la prima mostra personale presso la sua casa di via Manzoni.
Durante il servizio militare, svolto nella città di Firenze, Piero Landoni ebbe la possibilità di ammirare i capolavori dell’arte italiana del rinascimento: i frequenti spostamenti ad Assisi lo introdussero all’arte di Giotto e alla spiritualità francescana, a cui si ispirò, soprattutto, negli anni della malattia.
Tornato a Gorla Minore, Piero Landoni si iscrisse alla Scuola d’arte sacra “Beato Angelico” di Milano, città in cui, negli anni Venti, esponevano i pittori di Novecento nelle mostre organizzate da Margherita Sarfatti, e, verso la fine del decennio, i chiaristi, sostenuti dal critico Edoardo Persico. Piero Landoni dimostrò interesse nei confronti di questi movimenti, senza mai farne parte, benché il suo linguaggio pittorico, di iniziale matrice verista e scapigliata, ne rimase comunque influenzato, esibendo una sintesi tra la solida geometria novecentista e gli impasti cromatici luminosi dei chiaristi. L’amicizia con Eva Tea, direttrice della scuola, favorì numerosi contatti interni ed esterni all’Angelicum, tra cui quello del mons. Carlo Vago.

Nel 1933, dopo il matrimonio con Dolorita Gusmeri, maestra elementare, si trasferì a Gorla Maggiore: la casa della giovane coppia divenne subito un punto di riferimento per la società gorlese, pronta ad accogliere non solo amici, ma anche artisti, come Ennio Morlotti, e compagnie teatrali di passaggio, come quella dei Colla, sfollati a Marnate durante la guerra, che stabilirono con Piero Landoni un proficuo sodalizio artistico. Proprio negli anni Quaranta Landoni fu molto apprezzato come scenografo, ideò macchine teatrali per effetti speciali e brevettò un palcoscenico ad elementi girevoli e spostabili per rendere più veloci i cambi di scena. Amante non solo del teatro, ma anche del cinema, portò nel suo paese la macchina cinematografica con cui proiettare le opere più famose del neorealismo.

Il culmine della carriera di Piero Landoni può essere identificato tra gli anni Trenta e il 1946, anno in cui, per la prima volta, fu colpito dalla malattia che lo portò alla paralisi: in questo arco di tempo l’artista organizzò diverse personali nella provincia di Varese, e, dal 1935, espose alle mostre sociali della Società permanente di Milano, organizzate dal Sindacato di Belle Arti insieme ad artisti quali Broggini, De Rocchi, Montalbetti, Schalk, Tosi, Bossi, Montanari e Salvini.
Artista eclettico e versatile, oltre a dedicarsi all’attività di decoratore e frescante per commissioni religiose o pubbliche (ad esempio le pitture murarie, ora perdute, del Palazzo del littorio di Gorla Maggiore con la milizia, la famiglia e il lavoro), fondò una scuola di disegno e di decorazione a Legnano (tra i suoi allievi è da ricordare l’artista Carlo Giani), collaborò come cartellonista pubblicitario per la ditta Clamor di Gerenzano mentre, negli anni della guerra, fu costretto a dipingere e a realizzare cartelli segnaletici per i soldati tedeschi nella caserma di Solbiate Olona.
Nel 1936 dipinse l’affresco con il Battesimo di Cristo nel Giordano nella parrocchiale di Gorla Maggiore, dal forte impatto teatrale: al di sopra della scena, ora dalle forme irrigidite a causa di successive ridipinture, si apriva una finestra circolare (attualmente chiusa) con la colomba dello Spirito Santo dipinta sul vetro, che proiettava all’interno della chiesa effetti di luci e ombre quando illuminata dal sole .
Paesaggi e ritratti, i temi prediletti, erano considerati da Landoni uno strumento di conoscenza, un modo per indagare la realtà: nei primi è chiara l’influenza di un altro artista della provincia di Varese, Arturo Tosi, mentre nel ritratto il punto di riferimento rimane la scapigliatura di Tranquillo Cremona e di Daniele Ranzoni. I semplici soggetti delle nature morte, di sapore morandiano, divennero il simbolo della caducità, soprattutto nell’ultimo periodo della sua vita.
L’esperienza di Landoni non si esaurì con la sola pittura: la sua produzione artistica è completata infatti da bozzetti e sculture di carattere sacro realizzate con la creta.

L’affresco per la Madonna dell’albero a Prospiano, di cui restano solo due studi, fu uno degli ultimi incarichi pubblici: dal 1946, per tre volte in undici anni, l’artista venne colpito da paralisi, che segnò indelebilmente il suo linguaggio pittorico, diradando la produzione e costringendolo a dipingere solo per sollievo personale.
Tecniche, stile, taglio compositivo mutarono per sempre: alla pittura ad olio Landoni sostituì l’acquarello, ai generi indagati in passato accostò opere di carattere religioso di piccolo formato, dalle allegorie e simbologie complesse. Le sue ultime composizioni sono caratterizzate da un irrigidimento e staticità delle forme, le campiture di colore sono stese in modo piatto senza sfumature.
Fondamentale per l’artista fu il viaggio a Lourdes del 1953, grazie al quale Piero Landoni acquistò una nuova fiducia nel futuro, evidenziata nelle sue riflessioni affidate ad un taccuino, utilizzato soprattutto per comunicare con i compagni di viaggio, da cui traspare una fede ormai radicata: alla richiesta, negata, di poter dipingere davanti alla Santa Grotta, l’artista rispose con risolutezza che “il pittore di fede quando dipinge, prega”. La pittura divenne così, per Landoni, un mezzo per comunicare con il mondo, data la sua forzata esclusione dalla vita sociale, fino alla morte, sopraggiunta nel 1957, dopo aver contratto l’asiatica.

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Informazioni su Piero Landoni

Pittore, scenografo, decoratore, amante tanto dell’arte figurativa quanto della musica e del teatro, uomo di semplice e profonda spiritualità, fortemente legato alla sua terra, la provincia di Varese tra le Alpi e la pianura: questo è stato Piero Landoni.
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